Testo critico a cura di Andrea Tinterri

Entre chien et loup, un’antica espressione francese che identifica quel momento del giorno in cui la luce diminuisce e potremmo non distinguere un cane da un lupo. Un tempo/soglia che ancora permette la visione, ma esaspera l’incertezza. Questo l’indizio (aperto) che Marina Caneve suggerisce allo spettatore, una chiave di lettura dell’intero lavoro.

L’indagine inizia nel 2019 negli archivi del Museo Nazionale della montagna di Torino e approda al monte Cervino, simbolo di cui Caneve nega una restituzione frontale e stereotipata per un approccio costruttivista, che mira alla scomposizione del soggetto e alla restituzione del meccanismo generatore. Viene scrupolosamente evitata l’immagine della vetta, icona per eccellenza, in favore di una serie di scatti che frantumano l’unità del tutto. In realtà lo stesso stereotipo non è univoco, la montagna raccoglie tradizioni iconografiche, ma anche letterarie, spesso ambivalenti; minaccia e idillio, fatica e pace. Perché la montagna è di per sé contraddittoria e neppure l’immagine trova un compromesso accettabile frantumando e moltiplicando la sua presenza. La scelta del Cervino non è casuale, è uno dei paesaggi montani più iconici e quindi maggiormente fotografato. Un perfetto caso studio e uno straordinario pretesto per elaborare o chiarire un processo esplorativo che eviti un percorso già battuto. Il progetto Entre chien et loup diventa, in questo modo, la formalizzazione di un sistema, di un’indagine esplorativa. Come fosse la verifica di una grammatica fotografica adattabile anche ad altre situazioni. Marina Caneve cammina (esperienza fisica ed intellettuale) individuando il punto debole dove affondare, colpire ed insinuarsi; immagini scattate all’interno dell’Archivio nazionale della Montagna di Torino, ritratti di persone conosciute durante il lavoro, la fotografia del complesso alberghiero Giomein di Mario Galvagni, oggetti d’arredo pubblico, un castello giocattolo imitazione della celebre architettura disneyana, un cervo luminescente, una serie di diapositive appartenute all’alpinista Walter Bonatti meticolosamente classificate,  cartoline che innescano un meccanismo metafotografico. Frammenti raccolti a seguito di una detonazione, frammenti che non vogliono riportare ad un’unità, semplicemente perché quest’ultima non esiste.

Il Cervino o la montagna sono anch’essi degli archivi, tanti piccoli o grandi archivi che si sovrappongono e si confondono. La fotografia sintetizza un approccio multidisciplinare che caratterizza l’intera progettualità di Marina Caneve, il mezzo fotografico mette ordine e connette i dati accumulati e sparsi sul tavolo.

In Entre chien et loup non distinguiamo il cane dal lupo forse perché il cane e il lupo non esistono, sostituiti da una razza ibrida figlia di incroci millenari che sgretola ogni pregiudizio sull’affidabilità e sulla sfrontatezza di entrambi.

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